Test di Finkelstein

Guida sull'esecuzione del Test di Finkelstein

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Descritto per la prima volta nel 1930, il test di Finkelstein è diventato il più riconosciuto per la diagnosi della sindrome di De Quervain (DQD), tanto da diventarne un segno patognomonico [1]. La sindrome di De Quervain è una condizione dolorosa che colpisce due strutture tendinee sul versante radiale del polso, ad essere interessati in particolare sono i tendini dell’abduttore lungo (APL) e dell’estensore breve (EPB) del pollice [2]. Essi attraversano uno stretto tunnel osteofibroso noto come primo compartimento estensore del polso e sono rivestiti da una guaina sinoviale che appare ispessita nei soggetti patologici, con conseguente restrizione meccanica a carico dei tendini coinvolti. L’incidenza maggiore si verifica nelle donne e nei soggetti che svolgono attività manuali ripetitive [3].

Basato su uno studio condotto su 24 pazienti, Finkelstein ha notato che durante l’intervento chirurgico, oltre all’ispessimento della guaina tendinea, si evidenziava un ingrossamento dei tendini coinvolti: ha perciò appurato che afferrando il pollice del paziente e portandolo medialmente verso l’ulna insieme alla mano, il dolore provocato a livello della stiloide radiale fosse spesso lancinante, dando così origine al test [1].


Obiettivo del test di Finkelstein

Il test è provocativo, l’obiettivo è riprodurre i sintomi del paziente sul versante radiale del polso andando ad allungare e stressare i tendini e le guaine sinoviali dell’abduttore lungo (APL) e dell’estensore breve (EPB) del pollice.


Come si esegue il test di Finkelstein?

È necessario sottolineare la corretta descrizione della procedura di esecuzione del test di Finkelstein, spesso confusa con il test di Eichhoff che, seppur concettualmente simile, rimane diverso nell’esecuzione [4].
La posizione del test prevede che il polso da esaminare sia posto all’estremità di un tavolo/lettino con la mano che pende esternamente, l’avambraccio in posizione neutra di prono-supinazione e in contatto con il piano di appoggio con il bordo ulnare.
Il test si divide in 3 step:

  1. Il soggetto esegue attivamente una deviazione ulnare del polso.
    I pazienti che si presentano nella fase acuta potrebbero manifestare dolore semplicemente con un movimento attivo, fornendo una indicazione di positività in caso di riproduzione dei sintomi in corrispondenza della stiloide radiale. In tal caso non vi è necessità di proseguire con il test.
  2. L’esaminatore aumenta passivamente la deviazione ulnare del polso incrementando l’intensità del movimento.
    I criteri di positività sono i medesimi dello step precedente e non vi è necessità di proseguire in caso di esacerbazione dei sintomi.
  3. L’esaminatore mantenendo la deviazione ulnare, afferra con l’altra mano il pollice del paziente eseguendone una flessione passiva verso il palmo della mano.
    Il dolore localizzato sullo stiloide radiale provocato da uno qualsiasi di questi 3 passaggi descritti è indice di test positivo e, in un quadro clinico completato da anamnesi ed esame fisico, fornisce diagnosi di DQD [1].

Valori psicometrici

L’unico articolo che riporta dati di accuratezza diagnostica è del 2018 [3]: condotto su 36 pazienti (72 polsi) asintomatici, lo studio ha evidenziato come il test di Finkelstein abbia una specificità più elevata (100%) rispetto al test di Eichhoff (89%), cioè di come abbia la capacità di produrre meno falsi positivi.


Cosa dice la letteratura?

Al contrario del test di Finkelstein, quello di Eichhoff richiede che il paziente opponga il pollice sul palmo della mano, chiuda le dita a pugno e che successivamente l’esaminatore applichi passivamente una deviazione ulnare del polso [3].

Nonostante possano essere efficaci nel provocare il dolore del paziente, è possibile che questi conducano a falsi positivi, principalmente riconducibili al fatto che si tratta di test passivi che hanno lo svantaggio di stressare diverse strutture, non solo abduttore lungo ed estensore breve del pollice, che non sono direttamente coinvolte nella patologia della sindrome di De Quervain [2].

Lo stesso Finkelstein citò Eichhoff nel suo articolo originale [5], nel tentativo di comprendere i meccanismi patogenetici della malattia: Eichhoff utilizzò questa manovra per capire come lo stiramento e la compressione di tendini e guaine sinoviali di abduttore lungo ed estensore breve del pollice fossero responsabili dell’esacerbazione dei sintomi nella sindrome di De Quervain e non ci sono prove che suggeriscano che volesse proporre questo test con finalità diagnostiche [1].

Uno studio del 2005 [6] condotto su quindici cadaveri si è occupato di indagare la resistenza allo stiramento in 4 diverse posizioni del polso, inclusa quella del test di Finkelstein (30° di deviazione ulnare). Lo studio ha dimostrato che nella posizione del test il tendine dell’estensore breve del pollice è sottoposto a stress maggiori rispetto ad altre posizioni (60° di flessione palmare, 60° di flessione dorsale, 15° di deviazione radiale) e soprattutto ha evidenziato come queste differenze non si riscontrino nel tendine dell’abduttore lungo. Questi esiti suggerirebbero che un Finkelstein positivo sarebbe maggiormente indicativo di anomalie a carico dell’estensore breve piuttosto che dell’abduttore lungo, anche se tali risultati non sono stati confermati da altri studi.